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LA CADUTA DI MALAZAN, MEMORIE DI GHIACCIO

di Patrizio Agostinelli

Prospettive originali e stile asciutto in questo secondo volume.

Autore: Steven Erikson (Canada)
Traduzione: Annarita Guarnieri
Editore Italiano: Armenia, 2006
Pagine: 590
Formato: Cartonato con sovracopertina
Prezzo: 16,50 euro

“Nella seconda parte del terzo episodio de “La Caduta di Malazan”, con l'inizio dell'offensiva del Dio Storpio, deciso a vendicarsi degli dèi e degli ascendenti che hanno causato la sua Caduta e l'Incatenamento, i Canali sono diventati difficili da utilizzare, infettati da una sorta di veleno che sta lentamente uccidendo Burn, la Dea Dormiente. Inoltre, il Dio Storpio si sta servendo di un ignaro strumento, il Veggente Pannion, come mezzo per seminare rovina e distruzione nel mondo. Per contrastare le orde di Pannion si forma un'improbabile alleanza: da un lato, Caladan Brood e Anomander Rake, dall'altro l'armata di Dujek Un-Braccio, dichiarato fuorilegge dall'Imperatrice Laseen dopo la mancata conquista di Darujhistan.
Insieme, queste forze avanzano nel cuore del Dominio di Pannion, coadiuvate dai T'Lan Imass, convenuti da tutto il mondo per il loro Secondo Raduno.”

Giunge tradotto in Italia un nuovo “mezzo volume” dell'opera dello scrittore canadese Steven Erikson, affermatosi tra i migliori autori del genere fantasy degli ultimi anni, grazie alle sue capacità di introdurre interessanti novità in questo genere di narrativa senza tradirne i capisaldi fondamentali. Il «Libro Malazan dei Caduti», traduzione non ufficiale, ma più corretta del titolo scelto per la serie dall'editore italiano Armenia, è un'opera che si può definire una “cronaca seriale” e i romanzi di cui è composta sono poco adatti per chi ama leggere storie dalle trame chiare e lineari, con personaggi altrettanto limpidi e ben definiti nelle loro posizioni, nelle loro motivazioni e negli atteggiamenti.
Questo “mezzo romanzo”, la cui prima metà (e gli altri due che lo hanno preceduto) è stata pubblicata in Italia sempre dall'Armenia, è stato senz'altro atteso con trepidazione dai lettori già appassionati di Erikson e le loro aspettative verranno soddisfatte. Molti segreti che l'Autore si porta dietro sin dagli esordi de “I Giardini della Luna” saranno svelati, non tutti ovviamente, perché la conclusione delle vicende è ancora ben lontana dall'avvenire.
Ma chiunque può prendere in mano questo libro e iniziarlo a leggere, potendo contravvenire per una volta a quella particolare regola della letteratura fantasy, per la quale una storia va affrontata tassativamente dal suo principio. Con stupore e piacere posso affermare che questa volta la regola non vale, e che anzi la bravura di questo scrittore permette di iniziare a leggere i suoi lavori in un qualunque punto dell'opera, perché forse il merito maggiore di Erikson è stato quello di creare un complesso mondo immaginario, profondo e stratificato in centinaia di migliaia di anni di storia, nei quali si sono susseguite quantità enormi di avvenimenti, ma in primo luogo questo mondo prende vita nelle pagine dei romanzi veramente “come se” fosse reale. In tali “mondi concreti”, specialmente quando essi sono attraversati da avvenimenti e mutamenti profondi, coinvolgenti popoli e nazioni intere, la storia non è mai un insieme di nozioni certe rassicuranti, le intenzioni dei protagonisti non possono mai essere comprese fino in fondo, e non è facile per un osservatore esterno dire chi sta dalla parte dei “buoni” e chi da quella dei “cattivi”.
A partire da questi principi Erikson costruisce una trama ciclopica e intricata, popolata da innumerevoli personaggi, ognuno caratterizzato a fondo e dotato di spessore umano. Essi sono coinvolti in oscure manovre politiche e in misteri soprannaturali, sono chiamati a combattere e ad affrontare esperienze terrificanti, sia per il sangue che scorre a fiumi copiosamente e ripetutamente, sia per le dure sfide spirituali ed esistenziali che via via tormenteranno le loro anime.
Tutto questo è presentato al lettore «in extrema media res», senza compromessi di sorta. Più ci si inoltra nei tortuosi meandri della trama, più ci si ritrova davanti ai molteplici aspetti che caratterizzano il mondo e le tante culture che lo popolano e più ci si accorge che nella maggior parte dei casi non c'è una “mediazione” tra questa dimensione di realtà letteraria e quella del lettore: non sempre quest'ultimo ha a disposizione gli strumenti per comprendere in pieno quello che sta accadendo.
Ciò potrebbe far pensare che Erikson non tenga in gran conto il lettore, ma non è questo un segno di sciatteria o un limite dell'Autore. Credo invece che Erikson consideri il lettore adulto e maturo, e per questo non “traduce” la narrazione in modo che sia più abbordabile; le vicende del «Libro Malazan dei Caduti» sembrano davvero una serie di cronache scritte per i posteri dei Malazan, dei Daru o dei Barghast, e chi legge è chiamato a immedesimarsi in queste culture, è sfidato a farsi un'idea propria delle cose quando due “mezze verità” sono messe insieme, e invece di apportare chiarezza, aggiungono nuova complessità a uno scenario di per sé inestricabile.
Ma le “Memorie di Ghiaccio” non sono solo intrighi e machiavelliche macchinazioni. È soprattuto un romanzo epico, e come ogni narrazione epica, le divinità e la guerra sono al centro della scena, in particolare durante questa seconda parte. Il lettore avrà modo di apprezzare una “tematica del soprannaturale” estremamente originale nella quale si confermano le doti di “innovatore” di Erikson; nel rapporto tra esseri mortali e divini egli fornisce a tutto il genere della fantasy una lezione sulla quale sarebbe davvero interessante che la critica letteraria vi spendesse sopra del tempo per analizzarne la struttura e i significati profondi. Tuttavia su “ascendenti” e “Dei Antichi”, e sulle loro fitte relazioni con il mondo dei mortali, non voglio soffermarmi oltre per non rovinare il gusto della lettura e il senso di “meraviglia” che sono in grado di generare.
Anche il tema della guerra viene affrontato con delle prospettive decisamente originali. A partire dalle «improbabili e difficili alleanze» che caratterizzano le coalizioni degli “eroi”, alle battaglie macabre e cruente dove al termine delle ostilità non si respira aria di vittoria, ma solo lugubre lutto nel quale i vincitori sono sempre, in realtà, uno sparuto gruppo di sopravvissuti laceri, sporchi e insanguinati, con occhi spenti e vitrei per l'orrore e il terrore di tanta violenza.
Personalmente è stata la prima volta che mi sono ritrovato a leggere della fantasy nella quale gli “eroi” suddetti riescono a rovesciare la situazione passando da difensori a invasori. Un'altra scelta innovativa, con la quale Erikson riesce a fare meno di quei topos da «civiltà all'ultima spiaggia contro il male assoluto» e gli permette di esplorare nuovi campi e nuove tematiche.
In conclusione questo romanzo è un'ottima prosecuzione dell'opera iniziata con “I Giardini della Luna” e “La Dimora Fantasma”, una lettura consigliabile a tutti coloro che cercano una narrazione complessa e impegnativa ma che allo stesso tempo scivola via fluida in qualunque momento della giornata. L'Autore infatti non fa uso di nessuna tecnica di “ridondanza” per sottolineare al lettore gli aspetti più importanti e caratteristici dei suoi personaggi o della trama. Forse a qualcuno non piacerà il suo stile “scarno” al punto giusto da poter essere definito “tagliente”, poiché in alcuni passaggi certi dettagli etnici dei suoi protagonisti sembrano essere inconsistenti, ma credo di aver già spiegato esaurientemente il motivo di questa impostazione. Se proprio si vuole andare a cercare il pelo nell'uovo, si può dire che nonostante Erikson scriva di grandi battaglie e di sterminati eserciti in marcia, mancano delle vere scene di massa e degli “attori collettivi” - in grado di arricchire ulteriormente la tematica degli dèi e degli ascendenti – ma con oltre venti personaggi da gestire solo nelle “Memorie di Ghiaccio” e una decina di trame tra principali e secondarie, davvero non si potrebbe pretendere di più.