Com’è fatto un impianto elettrico?

Un impianto elettrico è fatto da questi elementi:

  • Contatore dove arriva appunto l’energia elettrica.
  • Quadro elettrico, collegato al contatore e da cui l’energia elettrica viene distribuita a tutta la casa.
  • Dorsali, ovvero linee elettriche, dove passano i principali cavi che partono dal quadro elettrico verso la casa.
  • Cassette di derivazione dove queste linee elettriche vengono suddivise verso i punti di destinazione finale
  • Linee elettriche “secondarie” che partono dalle cassette di derivazione fino al punto di consegna finale.
  • I punti luce, le prese e gli interruttori vari che sono i comandi che vengono usati, composti da una scatola (solitamente incassata nel muro), dei “frutti” (prese e interruttori) e le placchette per coprire il tutto.

Come si può risparmiare sul nuovo contatore?

Finalmente arrivano i contatori intelligenti, ma quanto ne sappiamo davvero, e perchè sono “intelligenti”?

Il contatore può essere definito “intelligente” di mettere i consumatori in grado di capire che cosa stanno consumando, come possono migliorare al massimo l’efficienza energetica nelle loro case, quali sono le varie offerte di servizi, anche confrontando le diverse proposte sul mercato.

Quanto costa un impianto elettrico a norma?

Il costo medio di rifacimento di un impianto elettrico esistente, compresa la progettazione, è di circa 3mila euro.

Possono esserci ampie variazioni a seconda del livello dell’impianto. La norma CEI 64-8 infatti individua tre livelli di prestazione per gli impianti elettrici ad uso civile.

  • Livello 1 – impianti con requisiti minimi di sicurezza e usabilità.
  • Livello 2 – impianti standard con predisposizione per prese dati e TV, videocitofono e allarme.
  • Livello 3 – impianti domotici con scaricatore di sovratensione (SPD), predisposti per sistemi di gestione remota di luci, tapparelle, sistemi anti intrusione.

Il rifacimento parziale costa circa 7 euro al metro lineare più il costo di punti luce e punti presa, variabile a seconda della tipologia. Può essere finalizzato solamente all’adeguamento di alcuni aspetti come le distanze di sicurezza delle prese dai punti idraulici e la realizzazione della messa a terra (l’ impianto elettrico senza messa a terra non è a norma!).

Cosa succede se l’impianto elettrico non è a norma?

Con il DL 112/2008 è stato di fatto abrogato l’obbligo di allegare il certificato di conformità degli impianti al rogito, anche se è sempre consigliabile farlo se possibile, per evitare successive contestazioni. Se l’acquirente è d’accordo, si può addirittura inserire una clausola specifica in cui si denuncia lo stato dell’impianto e l’acquirente si assume l’incarico di mettere in sicurezza l’impianto, sollevando il venditore da ogni responsabilità. Una clausola simile si può inserire anche in un contratto di locazione, perché il locatario potrebbe rivalersi sul proprietario in caso di incidenti dovuti ad un impianto privo dei requisiti minimi di sicurezza.

Il certificato di conformità dell’impianto è obbligatorio solo in tre casi

  • allaccio di nuove utenze (gas, luce, acqua)
  • segnalazione di agibilità
  • immobili soggetti a prevenzione incendi.

E’ possibile distinguere tra immobili costruiti prima o dopo il 1990, ossia prima dell’ingresso in vigore della Legge 5 marzo 1990 n.46, contenente i requisiti minimi per la sicurezza degli impianti elettrici.

Nel caso degli immobili antecedenti al 1990 bisognerà probabilmente installare almeno salvavita e messa a terra, per rientrare nei “requisiti minimi” posti dalla norma CEI 64-8.

Per quelli successivi al 1990 potrebbe essere sufficiente una Dichiarazione di Rispondenza (DIRI), rilasciata da un tecnico abilitato. Verificare se l’impianto elettrico è a norma e rilasciare l’apposita certificazione ha un costo minimo di 350 euro.

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